Illuminazione per hotel e camere d’albergo

Illuminazione per hotel e camere d’albergo

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Un ospite che alle tre di notte deve accendere la plafoniera centrale per andare in bagno si sveglia del tutto e non riesce più a dormire. È il difetto di progetto più diffuso nelle camere italiane, e si risolve con un segnapasso a 2200 K acceso a 2 lux da un sensore di presenza, che costa meno di quaranta euro a camera. Progettiamo la luce insieme ai mobili, con applique integrate nella testiera, LED nei vani armadio e alimentatori in posizione ispezionabile.

Le temperature colore, camera per camera

La luce delle camere sta a 2700 K. Non 3000, non 3500: 2700 K è la temperatura che il cervello associa alla sera e al riposo, ed è quella che rende bene i legni caldi e la pelle davanti allo specchio. In bagno si può salire a 3000 K sulla lampada dello specchio, dove serve un po’ più di nitidezza per radersi e truccarsi, ma la luce d’ambiente resta a 2700 per non creare il salto sgradevole quando l’ospite apre la porta.

Nelle aree comuni la scelta si sposta con la funzione. La hall regge 2700 K la sera e 3000 K di giorno. La sala colazioni vuole 3000 K, perché a 2700 il buffet appare spento e il bianco delle tovaglie vira al giallo. Solo in cucina e lavanderia ha senso salire a 4000 K.

Sul resto conta più l’indice di resa cromatica del numero di kelvin. Sotto Ra 90 i tessuti perdono saturazione, il rovere diventa grigio e le carnagioni virano. Su tutte le sorgenti che illuminano finiture e persone lavoriamo con Ra maggiore o uguale a 90 e con tolleranza cromatica entro 3 SDCM, che è il modo tecnico per dire che due apparecchi uguali sul soffitto devono fare la stessa luce e non uno più verde dell’altro. Il rapporto fra luce e colore delle superfici è diretto: la stessa lampada su una parete tortora e su una parete testa di moro rende quantità di luce completamente diverse.

Quanta luce serve, in lux

Una camera d’albergo non deve essere un ufficio. L’illuminamento medio ambientale sta fra 100 e 150 lux, che è poco rispetto agli standard di lavoro e molto rispetto alla sensazione, perché la luce arriva da più punti bassi invece che da un plafone centrale.

Sui piani di lavoro si sale. Servono 300 lux sulla scrivania, 300 lux sul libro al comodino, fra 300 e 500 lux sullo specchio del bagno, dove però conta più la posizione che il valore: due sorgenti verticali ai lati dello specchio eliminano le ombre sotto gli occhi che un faretto sopra crea inevitabilmente.

La regola pratica che usiamo in fase di disegno è quattro accensioni indipendenti per camera: ambiente, lettura lato A, lettura lato B, bagno. Più il segnapasso, che non ha interruttore. Come si distribuiscono i punti luce e come si comandano è il vero contenuto di un progetto illuminotecnico di camera, molto più della scelta dei corpi illuminanti a catalogo.

Gli apparecchi e le integrazioni nei mobili

Applique di lettura su testiera

Braccio orientabile con fascio ristretto a 30 gradi, montato a 110 o 120 cm da terra e a 25 cm dall’asse del cuscino. Interruttore a bordo apparecchio, così l’ospite lo trova al buio senza cercare la pulsantiera. Uno per posto letto, con comando indipendente: la coppia in cui uno legge e l’altra dorme è la situazione normale, non l’eccezione.

Segnapasso notturno

Barra LED o punto luce a 2200 K, montato a 25 o 30 cm da terra sotto il comodino oppure sotto il bordo della pedana letto, acceso da un sensore a infrarossi passivi con soglia crepuscolare. Deve dare 2 o 3 lux sul pavimento e non essere mai visibile dal letto. Nelle camere accessibili si estende fino alla porta del bagno.

LED lineari nei mobili

Profilo in alluminio con dissipatore, strip a 24 V con almeno 14 W/m per avere luce vera e non un effetto decorativo. Vanno sotto il piano dei pensili, sopra il vano appendiabiti dell’armadio e nella nicchia del minibar. L’errore che vediamo più spesso è la strip incollata direttamente sul legno senza profilo: si surriscalda, perde flusso in un anno e ingiallisce il nobilitato.

Luce dello specchio e del bagno

Apparecchi con grado di protezione IP44 nelle zone soggette a spruzzo, con vetro sabbiato o diffusore opale per evitare il riflesso puntiforme negli occhi. Sopra il lavabo la soluzione che funziona è la barra verticale a lato, o lo specchio retroilluminato con perimetro luminoso a 3000 K.

Illuminazione delle aree comuni

Hall, corridoi e bar chiedono un ragionamento diverso, perché la luce lavora sulle superfici e non sui compiti. Faretti a fascio stretto sulle boiserie, lampade da terra vicino alle sedute, corridoi tenuti fra 100 e 150 lux con apparecchi a incasso e almeno un livello di dimmerazione notturna. Su come si costruisce la scena luminosa di una hall incide più il posizionamento che la potenza installata.

Comandi, scenari e la pulsantiera al letto

Il comando è la parte che l’ospite giudica. Una pulsantiera al comodino con quattro tasti serigrafati, uno per accensione, batte qualsiasi sistema a scenari con simboli non comprensibili. Se si adottano gli scenari, ne bastano due: accoglienza e notte.

Sulla dimmerazione, il protocollo DALI ha senso nelle strutture sopra le cinquanta camere o dove esiste già un sistema di building automation, mentre nelle realtà più piccole il classico dimmer di fase su driver dedicato funziona benissimo e costa un quarto. Quello che va evitato sempre è il driver dimmerabile abbinato a un dimmer non compatibile: la luce sfarfalla ai livelli bassi e l’ospite pensa che l’impianto sia guasto.

Il comodino è anche il punto dove si concentra tutto il resto della tecnologia in camera. Se stiamo realizzando i mobili, prevediamo nello stesso pezzo il vano per l’alimentatore, il passaggio cavi e le prese USB accanto al letto, perché aggiungerle dopo significa smontare il comodino e passare una traccia.

Cavi e alimentatori: la parte che nessuno vede e tutti pagano

Ogni alimentatore LED ha una vita più corta della lampada che alimenta, fra 30.000 e 50.000 ore. Quando muore, e muore sempre di sabato sera in alta stagione, il manutentore deve raggiungerlo in dieci minuti.

Per questo montiamo gli alimentatori dentro vani ispezionabili: nel cielino del comodino con fondo estraibile, sopra l’armadio dietro un pannello a scatto, mai murati nel cartongesso della boiserie e mai chiusi sotto un piano incollato. Sui progetti in cui non lo abbiamo imposto abbiamo visto strutture demolire una testiera intera per sostituire un pezzo da diciotto euro.

Le linee dei LED integrati nei mobili le predisponiamo in fabbrica, con connettori a innesto rapido e una scorta di cavo di 40 cm per ogni punto, così il montaggio in camera si chiude senza elettricista. Una camera completa di applique, segnapasso, LED armadio e pulsantiera si monta in due ore e mezza.

L’effetto finale, quando la luce è calibrata bene, è quello che rende una camera accogliente senza che l’ospite sappia dire perché. Se vuoi una valutazione sulle tue camere, puoi richiedere un preventivo allegando qualche foto e la pianta della camera tipo.

Domande frequenti

Meglio 2700 K o 3000 K nelle camere?

2700 K. La differenza sembra minima sul campione ma in camera è netta: a 3000 K la stanza appare più fredda e più simile a un ambiente di lavoro. I 3000 K restano una buona scelta per lo specchio del bagno e per la sala colazioni, dove serve leggere meglio i colori del cibo.

Quanto costa rifare l’illuminazione di una camera?

Con applique di lettura, segnapasso, LED integrati nei mobili e pulsantiera al letto si sta fra 350 e 700 euro a camera in materiale, cui si aggiunge la posa. La forbice dipende quasi tutta dalla qualità dei driver e dalla presenza o meno di un sistema di dimmerazione centralizzato.

Serve rifare l’impianto elettrico per aggiungere il segnapasso?

Quasi mai. Il segnapasso si alimenta dalla linea del comodino con un piccolo driver a 24 V e il sensore è integrato nell’apparecchio, quindi non servono nuove dorsali. La traccia serve solo se la camera non ha alcun punto luce nella zona bassa.

Potete fornire solo il progetto illuminotecnico?

Sì, con le curve fotometriche reali degli apparecchi previsti e i valori di illuminamento punto per punto. Nella maggior parte dei casi però il progetto luce nasce insieme al disegno dei mobili, perché applique, LED e passaggi cavi sono parte dello stesso pezzo.

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