Lo spogliatoio del personale è obbligatorio quando i lavoratori devono indossare indumenti di lavoro specifici, e in albergo questo riguarda quasi sempre cucina, ai piani, lavanderia e manutenzione. L’armadietto è personale, uno per ogni dipendente in forza e non uno per turno, va chiuso a chiave dal lavoratore e deve permettere di tenere separati gli abiti civili da quelli di lavoro. Il riferimento è l’allegato IV del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, punto 1.12, e il caso specifico va sempre verificato con il tecnico della sicurezza e con la ASL competente.
Indice
Quando serve davvero

Il testo di legge lega l’obbligo a due condizioni: che il lavoratore debba indossare indumenti di lavoro specifici, e che per ragioni di salute o di decenza non gli si possa chiedere di cambiarsi altrove. In un albergo con ristorante la prima condizione è verificata in partenza per il personale di cucina, che ha giacca, pantaloni e calzature dedicate, e per le cameriere ai piani che indossano una divisa. Il receptionist in giacca e cravatta è un caso più discusso, ma nella pratica quasi tutte le strutture forniscono comunque un posto dove riporre cappotto e borsa, che è del resto quanto il testo prevede anche dove lo spogliatoio vero e proprio non sia richiesto.
Il locale deve essere di capacità sufficiente, facilmente accessibile, aerato, illuminato, difeso dalle intemperie, riscaldato nella stagione fredda e munito di sedili. Sono aggettivi, non numeri, ed è proprio questo il punto che manda in confusione l’albergatore al primo sopralluogo: la norma nazionale non fissa un metro quadro per addetto. I numeri arrivano dagli orientamenti delle ASL e dai regolamenti di igiene comunali, che possono variare da provincia a provincia, e vanno letti prima di firmare il progetto.
Chi ristruttura si trova spesso davanti a un secondo obbligo, indipendente e più severo: quello dei regolamenti di igiene per il personale che manipola alimenti, che in molte realtà locali chiedono spogliatoio dedicato per la cucina, servizio igienico con antibagno e lavamani non azionabile a mano. È la ragione per cui in una struttura con ristorante gli spogliatoi finiscono spesso per essere due gruppi distinti.
Armadietti: il doppio scomparto e le misure
Il concetto che sta dietro il doppio scomparto è banale e importante: la divisa sporca di servizio non deve toccare il cappotto con cui il lavoratore torna a casa. L’armadietto a due vani verticali separati da un setto, entrambi accessibili dalla stessa anta o da due ante affiancate, risolve la cosa nella maggior parte dei casi. Nelle lavorazioni insudicianti o con sostanze pericolose la norma diventa più stringente e chiede armadi proprio distinti per gli indumenti di lavoro e per quelli privati, quindi due mobili e non due scomparti. Quale delle due situazioni ricada sulla tua cucina o sulla tua lavanderia lo stabilisce la valutazione dei rischi, non il catalogo del fornitore.
L’armadietto deve essere lavabile, disinfettabile e disinfestabile. In pratica: lamiera d’acciaio verniciata a polveri epossidiche per gli ambienti asciutti, resina o acciaio inossidabile dove c’è umidità, cioè accanto alle docce e in lavanderia. Il truciolare nobilitato in uno spogliatoio con docce dura due stagioni e poi si rigonfia sui bordi inferiori.
Le altre caratteristiche che contano sono il tetto spiovente, che impedisce di accumulare polvere e scatoloni sopra gli armadi, i piedini che tengono il fondo sollevato di 15 centimetri da terra per poter lavare il pavimento, le feritoie di areazione su anta e schienale, e la predisposizione per lucchetto o serratura personale. La chiusura a chiave da parte del lavoratore non è un accessorio: è espressamente prevista.
Le misure di riferimento per una colonna singola sono 30-40 centimetri di larghezza, 50 di profondità e 180 di altezza, più i piedini. Trenta centimetri bastano per una divisa, ma con un giaccone invernale e un casco da moto si va stretti, e nelle strutture di montagna conviene passare a 40. La profondità sotto i 45 centimetri costringe a piegare le spalle di una giacca. Dentro devono esserci una barra appendiabiti trasversale, un ripiano alto per il berretto o il casco, e un ripiano basso o un fondo separato per le scarpe da lavoro, che non vanno appoggiate sopra gli indumenti.
Gli armadietti sovrapposti a due o tre livelli fanno risparmiare spazio e si usano volentieri per il personale stagionale, ma il vano da 60 centimetri di altezza non tiene un cappotto appeso. Vanno bene per una struttura balneare estiva, molto meno per un albergo aperto tutto l’anno.
Quanto spazio serve
Il conto degli armadietti si fa sull’organico complessivo, non sulle presenze contemporanee. Un hotel da 40 camere con ristorante ha in media fra 15 e 22 persone fra dipendenti fissi, stagionali e part time, e ognuna ha bisogno del proprio armadietto anche se in quel momento in struttura ce ne sono sei. La superficie del locale invece si dimensiona sulla presenza massima contemporanea al cambio turno, che è il momento in cui in spogliatoio si trovano insieme chi smonta e chi attacca.
| Camere | Addetti in organico | Armadietti totali | Superficie per spogliatoio (uno per genere) | Docce indicative |
|---|---|---|---|---|
| fino a 20 | 8-12 | 10-14 | 5-7 mq | 1 per locale |
| 21-40 | 15-22 | 18-26 | 8-11 mq | 1 per locale |
| 41-70 | 25-38 | 30-44 | 12-16 mq | 2 per locale |
| 71-120 | 45-70 | 50-80 | 18-26 mq | 2-3 per locale |
| oltre 120 | oltre 70 | oltre 80 | 30 mq e più, con locali separati per reparto | secondo valutazione |
Il criterio più usato dalle ASL parte da 1,2-1,5 mq a persona presente contemporaneamente fino a una decina di addetti, con circa 1 mq per ogni persona in più, ma è un orientamento e non una regola nazionale. Il numero di docce e di servizi igienici va determinato allo stesso modo, sulla base della valutazione dei rischi e del regolamento di igiene locale, con l’ordine di grandezza di una doccia ogni dieci addetti per le mansioni che la richiedono.
Chi vuole verificare il proprio organico prima di dimensionare parta dalle presenze reali per reparto, tenendo conto di quante camere copre una cameriera ai piani nella tua struttura e di come è composto il resto della squadra di housekeeping. In una struttura stagionale il numero cambia di molto fra alta e bassa, e gli armadietti si dimensionano sull’alta.
Per la geometria del locale il conto è semplice: una fila di armadietti da 40 centimetri occupa 0,4 metri lineari a testa, la panca ne vuole 40 di profondità, la corsia fra due file affrontate non scende sotto i 120 centimetri se in mezzo ci sono le panche. Uno spogliatoio con due file da 3,20 metri, quindi sedici armadietti, sta in un locale di 3,20 per 3,00, cioè poco meno di 10 mq.
Panche, docce, servizi
Il sedile è previsto espressamente e non è opzionale. La panca va profonda 35-40 centimetri e alta 45, con 60-70 centimetri di sviluppo lineare a persona presente in contemporanea. Le panche con appendini a schienale sono comode ma diventano il posto in cui la divisa resta appesa tutta la notte, quindi in uno spogliatoio piccolo meglio la panca semplice.
Il pavimento va antiscivolo e lavabile, con classificazione adeguata agli ambienti bagnati nella zona docce, e con una pendenza verso una piletta per poterlo lavare a getto. Le pareti si rivestono con materiale lavabile fino a due metri di altezza. Il locale vuole un ricambio d’aria continuo, meccanico se non ci sono finestre, dimensionato per non lasciare umidità stagnante: uno spogliatoio con quattro divise umide e nessun estrattore, dopo un mese, si riconosce dall’odore appena si apre la porta.
Le docce, dove servono, vogliono acqua calda e fredda, mezzi detergenti e per asciugarsi, e un antidoccia dove appoggiare gli abiti asciutti. Il piatto doccia con soglia alta è la scelta sbagliata: filo pavimento con piletta sifonata, che si pulisce e non fa inciampare. Sulla temperatura dell’acqua calda sanitaria pesa anche la prevenzione della legionella, che nelle docce usate a intermittenza è un tema serio: il protocollo va scritto insieme al manutentore e ricompreso fra i controlli di riapertura stagionale, perché un impianto fermo tre mesi va flussato prima di rimettere in servizio le docce.
Uomini e donne
La norma chiede spogliatoi separati per i due sessi, oppure una utilizzazione separata degli stessi. La seconda opzione esiste ed è legittima, ma in albergo è quasi impraticabile: i turni di cucina e ai piani si sovrappongono, e un’organizzazione a fasce orarie regge finché non salta un turno. Due locali, anche piccoli, sono la soluzione che non crea problemi al primo controllo.
Nelle strutture minime, dove i due locali non ci stanno, si può ragionare su uno spogliatoio unico con cabine a chiusura individuale per il cambio, ma è una soluzione che va discussa con il tecnico della sicurezza e messa nero su bianco nel documento di valutazione dei rischi, non improvvisata. Rientra fra gli obblighi dell’albergatore in quanto datore di lavoro, e la responsabilità di quella scelta resta sua.
Conta anche prevedere fin da subito un margine di crescita. Un locale da dodici armadietti in una struttura che ne ha undici è saturo il giorno in cui assumete la dodicesima persona, e aggiungere un armadio significa togliere una panca.
Dove metterlo
Lo spogliatoio va sul percorso di servizio, vicino all’ingresso del personale e alla timbratura, e da lì si deve poter raggiungere cucina, lavanderia e montacarichi senza attraversare mai le aree destinate agli ospiti. Un dipendente in divisa che entra dalla hall con la borsa a tracolla è il segnale che il percorso di servizio non esiste.
La collocazione più frequente è al piano interrato accanto alla lavanderia interna e al magazzino, e ha senso perché lì c’è già lo scarico e c’è già l’aspirazione. Attenzione però a due cose: i locali interrati hanno requisiti propri di altezza, aerazione e illuminazione che vanno verificati caso per caso, e uno spogliatoio confinante con la lavanderia riceve calore e umidità che rendono obbligatorio un buon ricambio d’aria.
Se lo spogliatoio è lontano dai reparti, il tempo di percorrenza si moltiplica per il numero di turni e finisce dentro il costo del lavoro, che è la voce più pesante fra i costi annui di gestione di un albergo. Trenta metri in più, quattro volte al giorno, per venti persone, fanno diverse ore all’anno che nessuno mette a bilancio.
Nella terminologia di reparto lo spogliatoio compare spesso come locale del personale o staff room, e chi lavora con squadre internazionali trova utile fissare i termini insieme al resto del vocabolario di reparto fin dal primo giorno.
Il collaudo che conviene fare
Prima di aprire, provate lo spogliatoio con il numero massimo di persone che ci si troveranno insieme, non con due. Vedrete subito se la corsia è troppo stretta, se le ante degli armadietti sbattono fra loro quando due file si aprono in contemporanea, se manca lo spazio per posare la borsa mentre ci si cambia. Aggiungete alla lista un controllo dell’estrattore acceso a porta chiusa e la verifica che l’acqua calda arrivi alla doccia in meno di trenta secondi.
L’altro controllo utile riguarda la chiave: se sono i lucchetti a essere personali, serve una procedura per il taglio del lucchetto quando un dipendente se ne va senza restituirlo. Se le serrature sono a chiave con passe partout, serve un registro di chi lo detiene. Sono voci che stanno bene nella checklist di pre apertura accanto ai collaudi impiantistici.
Gli armadietti da spogliatoio si trovano a catalogo in misure standard, ma nei locali ricavati sotto una rampa o dentro un vano stretto le colonne non chiudono mai contro le pareti e si perdono venti o trenta centimetri per lato. Progettiamo internamente corpi armadio su misura per queste situazioni e li realizziamo con una filiera di manifatture italiane selezionate, con un solo referente dal rilievo al collaudo, applicando i criteri costruttivi che usiamo per gli armadi delle camere a un ambiente che deve però restare lavabile e resistente all’umidità.
Le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa. La verifica puntuale degli obblighi, del numero di docce e servizi, delle superfici e delle deroghe applicabili al tuo immobile spetta al tecnico della sicurezza e all’organo di vigilanza territoriale.
Domande frequenti
Lo spogliatoio per il personale è obbligatorio in hotel?
Sì quando i lavoratori devono indossare indumenti di lavoro specifici e quando per ragioni di salute o di decenza non si può chiedere loro di cambiarsi altrove, condizione che in albergo si verifica per cucina, ai piani, lavanderia e manutenzione. Dove lo spogliatoio non è richiesto, ogni lavoratore deve comunque poter disporre di un posto in cui riporre i propri indumenti. La valutazione del caso concreto spetta al datore di lavoro con il tecnico della sicurezza.
Gli armadietti devono essere a doppio scomparto?
L’armadietto deve permettere di tenere separati gli abiti civili da quelli di lavoro, e il doppio scomparto è la soluzione standard con cui si assolve a questo requisito. Nelle lavorazioni insudicianti o che comportano l’uso di sostanze pericolose la norma chiede armadi distinti e non due vani nello stesso mobile. Quale delle due situazioni ricorra lo stabilisce la valutazione dei rischi della struttura.
Quanti armadietti servono in un albergo?
Uno per ogni persona in organico, non uno per turno: l’armadietto è personale e resta assegnato anche quando il lavoratore non è in servizio. Un hotel da 40 camere con ristorante, che ha in genere fra 15 e 22 addetti fra fissi, part time e stagionali, ne installa da 18 a 26 contando un margine di crescita. La superficie del locale invece si calcola sulla presenza massima contemporanea al cambio turno.
Che dimensioni deve avere un armadietto da spogliatoio?
La colonna singola più diffusa misura 30-40 centimetri di larghezza, 50 di profondità e 180 di altezza, con piedini che sollevano il fondo di 15 centimetri per poter lavare sotto. Trenta centimetri bastano per una divisa leggera, mentre con giacconi invernali e caschi conviene passare a 40. Dentro servono barra appendiabiti, ripiano alto e un vano basso separato per le calzature da lavoro.
Uomini e donne possono usare lo stesso spogliatoio?
La norma prevede spogliatoi separati per i due sessi oppure una utilizzazione separata dello stesso locale in fasce orarie distinte. In albergo la seconda soluzione regge male, perché i turni di cucina e ai piani si sovrappongono, quindi due locali anche piccoli sono la scelta pratica. Qualsiasi soluzione alternativa va concordata con il tecnico della sicurezza e riportata nel documento di valutazione dei rischi.



