La domanda vera arriva prima di qualsiasi discorso sui tavoli: qualcuno pagherà per sedersi lì? Rispondere subito sarebbe disonesto, perché dipende da come lo spazio viene fatto. I numeri di partenza, invece, sono fissi.
Servono 40-60 m² netti per ricavare 10-14 postazioni, piani a 73-75 cm di altezza con almeno 70 × 60 cm di superficie a testa, sedute con alzata a gas tra 42 e 55 cm e schiuma da 45-50 kg/m³, 500 lux a 4000 K misurati sul piano, una presa schuko con USB-C a ogni posto e una cabina insonorizzata ogni 8-10 postazioni. Chi rispetta questi valori ha una superficie vendibile. Chi ne salta due o tre ha una hall con più prese, e alla domanda iniziale la risposta diventa no.
Indice
A chi si rivolge il coworking in hotel

Il lavoro ibrido ha prodotto due clienti che l’hotel tradizionale non serviva. Il primo alloggia e lavora: tre notti in struttura e due mattine in cui gli servono quattro ore di concentrazione e una videochiamata decente. Oggi le fa dalla scrivania della camera, dimensionata per rispondere a due email, oppure dalla hall, dove lo sente tutto il ricevimento.
Il secondo non pernotta affatto: consulenti in trasferta giornaliera, professionisti della zona, dipendenti di aziende che in città non hanno una sede. È questo profilo a pagare la superficie, e a consumare al bar mentre la occupa.
Le tariffe di mercato per una postazione in day use stanno indicativamente tra 15 e 35 euro al giorno, e un abbonamento part-time tra 120 e 250 euro al mese, con scarti forti tra centro e periferia. Su dodici posti e un’occupazione realistica del 40-50% nei giorni lavorativi, il ricavo arriva da metri quadri che oggi ospitano una sala riunioni usata dieci volte l’anno.
I tre tipi di postazione e le loro proporzioni
Un coworking con un solo tipo di posto resta mezzo vuoto, perché le ore di lavoro non sono tutte uguali.
Le postazioni singole con separazione valgono il 40-50% dei posti: piano da 80 × 60 o 120 × 60 cm, pannello frontale e laterale in fibra di poliestere alto 40-50 cm sopra il piano, cassettiera personale, seduta regolabile. Sono i posti che si vendono in abbonamento. Su misura, le scrivanie per hotel risolvono le larghezze irregolari dei locali ricavati e fanno coincidere il modulo con l’interasse delle finestre.
Il tavolo condiviso copre il 30-40%: piano da 240 × 100 o 300 × 120 cm con sei-otto posti, spartitraffico centrale, una torretta ogni due sedie. Costa meno e regge soste di due o tre ore. Cabine e salette occupano il resto, con almeno una monoposto da 100 × 100 cm ogni 8-10 posti.
| Tipologia | Ingombro per posto | Piano | Costo indicativo per posto |
|---|---|---|---|
| Postazione singola con pannelli | 3,5-4,5 m² | 80×60 o 120×60 cm | 700-1.800 euro |
| Posto su tavolo condiviso | 2,5-3,5 m² | 120×60 cm di piano | 400-900 euro |
| Posto in saletta riunioni | 3-4 m² | tavolo 180×90 da 4-6 | 350-800 euro |
| Cabina telefonica monoposto | 1,5-2,5 m² esterni | mensola 60×40 cm | 4.000-9.000 euro |
Gli ingombri comprendono i corridoi. Su 50 m² netti si arriva a 12-14 posti con una cabina, non a venti: la fila centrale di un coworking denso è quella che nessuno prenota.
Sedute ergonomiche: il pezzo che fa la differenza
Qui sta la differenza tecnica tra un coworking e un’area lounge, ed è la voce su cui il taglio di budget fa più danni. Una poltroncina da hall lavora su permanenze di un quarto d’ora: schienale corto, nessuna regolazione, schiuma da 30-35 kg/m³.
Dopo tre ore su un piano a 75 cm produce mal di schiena, e il cliente non torna. Una seduta operativa contract deve invece reggere otto ore e corporature diverse. I requisiti minimi da chiedere in offerta:
- alzata a gas tra 42 e 55 cm, la regolazione più importante e la meno costosa;
- supporto lombare presente, meglio regolabile su 5-7 cm di escursione;
- schienale con inclinazione bloccabile o sincronizzata, con tensione tarabile sul peso;
- profondità utile 40-45 cm, con bordo anteriore a cascata per non comprimere la circolazione dietro il ginocchio;
- braccioli regolabili tra 20 e 27 cm sopra il piano di seduta;
- schiuma da 45-50 kg/m³, oppure rete tesa di qualità sullo schienale;
- base a cinque razze con ruote coerenti al pavimento, dure su moquette e con anello di gomma su gres;
- rivestimento contract ad alta resistenza all’abrasione e, per gli imbottiti in struttura ricettiva, omologazione Classe 1 IM.
Il prezzo di una seduta con regolazioni serie sta indicativamente tra 200 e 600 euro. Le poltrone per hotel restano utili in un angolo pausa con tavolino basso, due o tre pezzi al massimo. Sulle postazioni no.
Alimentazione elettrica e rete a ogni postazione
La regola non ammette deroghe: ogni posto ha la sua alimentazione, raggiungibile senza spostare nulla e senza cavi a terra. Ogni eccezione genera ciabatte e prolunghe entro la prima settimana.
Le soluzioni pulite sono poche. Torrette a incasso nel piano, a scomparsa o a ribalta, con due schuko, una USB-A e una USB-C dimensionata per un portatile, una ogni due posti sul tavolo condiviso. Canale sottopiano continuo in alluminio agganciato ai traversi, dove corrono i cavi e stanno gli alimentatori.
Passacavi dentro le gambe, con una sola calata a pavimento. E una presa RJ45 per ogni postazione singola, perché chi passa la giornata in videoconferenza chiede il cavo, e predisporla in allestimento costa una frazione di quanto costa aggiungerla dopo.
Se si offre il monitor esterno va verificato lo spessore del piano, dato che i morsetti standard lavorano tra 15 e 40 mm. La copertura Wi-Fi si misura nel locale a pieno carico: dodici dispositivi in videochiamata sono un carico diverso da dodici ospiti che guardano un film.
Isolare il rumore delle videochiamate: cabine e fonoassorbenza
Se un coworking in hotel viene abbandonato dai clienti, nella maggior parte dei casi la causa è la videochiamata del vicino, e la correzione arriva dallo spazio più che dall’educazione.
La cabina insonorizzata è l’unica contromisura che risolve davvero. Una monoposto da 100 × 100 o 120 × 100 cm, pareti in multistrato, vetro stratificato, rivestimento interno fonoassorbente, luce, presa e ventilazione forzata silenziosa.
L’attenuazione dichiarata dai produttori seri sta in genere tra 25 e 35 dB, quindi non isolamento assoluto ma abbastanza perché una conversazione normale diventi un mormorio incomprensibile fuori. La ventilazione va verificata sulla scheda tecnica, perché una cabina senza ricambio d’aria si abbandona in dieci minuti, ed è il difetto tipico dei modelli economici. Il costo indicativo va da 4.000 a 9.000 euro per la monoposto e da 9.000 a 20.000 per quella da quattro.
I pannelli divisori in fibra di poliestere da 24-30 mm intercettano la voce alla sorgente, e vanno abbinati a pannelli a soffitto: in un locale con gres e cartongesso il riverbero rende inintelligibile qualsiasi chiamata. La moquette taglia il calpestio, che in un ambiente silenzioso è il rumore più percepito, e le tende con grammature tra 350 e 450 g/m² fanno il resto.
Poi serve una zona senza chiamate separata fisicamente da librerie bifacciali o fioriere alte, non da un cartello. Il silenzio profondo, quello della lettura, appartiene a un progetto con geometrie opposte, quello della sala lettura.
Illuminazione da lavoro: 500 lux a 4000 K sul piano
Il coworking è l’unico ambiente dell’hotel dove la luce deve essere neutra e abbondante: i 2700 K e i 200 lux che funzionano in hall qui risultano soporiferi. Sul piano di lavoro servono 500 lux mantenuti, con uniformità ragionevole su tutta la postazione: sotto i 300 lux la vista si affatica sui documenti cartacei.
La temperatura corretta è 4000 K con CRI almeno 80, perché sopra i 5000 K l’ambiente diventa ospedaliero. Gli apparecchi vanno schermati e a bassa luminanza, dato che il riflesso della plafoniera sullo schermo è l’errore più diffuso: sui tavoli condivisi funzionano i sospesi lineari a emissione diretta e indiretta, a 70-80 cm sopra il piano, e su ogni postazione singola una lampada orientabile con interruttore proprio.
L’orientamento vale quanto gli apparecchi: schermo perpendicolare alla finestra, perché di fronte al vetro si vede il riflesso e con la finestra alle spalle il contrasto acceca. Tende a rullo in tessuto screen comandabili da seduti chiudono il tema dell’abbagliamento.
Numerazione, prenotazione e controllo accessi
Uno spazio di lavoro diventa un servizio quando è prenotabile e controllabile. Le postazioni vanno numerate sul pannello divisorio o sul bordo del piano, in modo coordinato con il gestionale, altrimenti non si vende un abbonamento e non si gestisce un reclamo.
Le cabine vanno prenotabili a slot di trenta minuti, con indicatore libero-occupato accanto alla porta. E se il locale è aperto a chi non alloggia, l’accesso richiede badge o codice su un percorso separato da quello delle camere, perché il cliente day use non deve poter salire ai piani.
Due pezzi che sembrano accessori decidono il ricavo. Gli armadietti personali, moduli da circa 30 × 45 × 40 cm impilati su tre o quattro file, trasformano il posto occasionale in abbonamento mensile, perché permettono di lasciare monitor, cavi e documenti.
Un mobile tecnico a 90 cm con macchina del caffè, acqua, cestini e piano in HPL evita che i clienti spariscano al bar per mezz’ora. Va aggiunto un armadio chiuso per sedie di riserva e prolunghe, altrimenti quel materiale finisce su una postazione, che diventa inutilizzabile.
Riconfigurare il coworking per l’uso serale
Una superficie che lavora dalle nove alle diciotto rende metà di quello che potrebbe, ma la riconfigurabilità va progettata: se per liberare la sala servono tre persone e due ore, non si libererà mai.
Servono tavoli su ruote frenate con piani ribaltabili, che a parete in verticale occupano 25 cm di profondità per un piano da 160 × 80 cm, una scorta di sedute impilabili pari al 20-30% dei posti, divisori fonoassorbenti su ruote, torrette a scomparsa invece di canaline fisse e un punto con presa e HDMI su parete attrezzata. Poi due circuiti dimmerabili distinti, scenario lavoro a 500 lux e 4000 K e scenario serale a 200 lux con integrazione a 3000 K.
Conviene aprire un coworking in hotel? Ricavi e vincoli
Sì, a una condizione e con un’aspettativa corretta. La condizione è che ci siano tutte le voci: sedute regolabili, alimentazione a ogni posto, almeno una cabina, luce da lavoro, locker, accessi controllati. Se il budget non arriva alla cabina, si riducono le postazioni e la si compra comunque.
L’aspettativa corretta è quella di un servizio accessorio, che qualifica la struttura, trattiene il cliente business e porta consumo al bar: difficilmente competerà con i grandi operatori del settore, e da solo non ripaga il locale.
Resta il capitolo che non riguarda l’arredo. Aprire una superficie a persone che non alloggiano ha implicazioni amministrative, fiscali e di sicurezza (affollamento, vie di uscita, servizi igienici) da verificare con il proprio tecnico e con il commercialista prima di disegnare il layout.
Per le strutture ricettive il riferimento antincendio resta il DM 9 aprile 1994, e le attività oltre 25 posti letto ricadono nel DPR 151/2011, attività n. 66. Chiariti quei punti, un preventivo su un layout reale dice in poche righe quanti posti stanno in quei metri quadri.
Domande frequenti sul coworking in hotel
Quanti metri quadri servono per un coworking in hotel?
Con 40-60 m² netti si ricavano 10-14 postazioni più una cabina insonorizzata, contando 3,5-4,5 m² per postazione singola e 2,5-3,5 m² per posto su tavolo condiviso, corridoi compresi. Sotto i 30 m² conviene un solo tavolo condiviso da sei posti con una cabina. La densità eccessiva è la causa più comune di posti invenduti.
Che sedia serve, in pratica?
Una seduta operativa contract con alzata a gas tra 42 e 55 cm, supporto lombare, schienale a inclinazione regolabile, profondità utile 40-45 cm, braccioli regolabili, schiuma da 45-50 kg/m³ e ruote adatte al pavimento. Costo indicativo tra 200 e 600 euro. Le poltroncine da hall non reggono permanenze oltre l’ora.
Posso riusare la sala meeting che ho già?
In parte. Il tavolo congressuale e le sedute da riunione non tengono otto ore, e mancano alimentazione per posto, pannelli, cabina e armadietti. Servono sostituzione delle sedute, torrette elettrificate, divisori fonoassorbenti e una cabina. Con tavoli su ruote e piani ribaltabili il locale torna in configurazione riunione.
Conviene davvero spendere 4.000 euro per una cabina?
Sì, ed è la voce che determina se lo spazio viene usato. Una monoposto da 100 × 100 cm con ventilazione forzata, vetro stratificato e rivestimento fonoassorbente attenua in genere tra 25 e 35 dB, quanto basta perché una chiamata non disturbi gli altri. Una cabina ogni 8-10 posti, anche a costo di togliere due postazioni.
Cosa succede se apro anche ai clienti che non alloggiano?
Cambiano gli obblighi. Servono una porta a controllo accessi separata dai percorsi verso le camere, badge o codice a scadenza e postazioni prenotabili dal gestionale. Le implicazioni amministrative, fiscali e di sicurezza, compresi affollamento e vie di uscita, vanno verificate con il proprio tecnico e con il commercialista prima del progetto.



