L’oggetto più rubato negli hotel è l’asciugamano: quasi 9 strutture su 10 lo indicano come il pezzo che sparisce più spesso dalle camere, secondo le rilevazioni condotte tra albergatori e responsabili di hotel. Seguono accappatoi, grucce e biancheria da letto. Il fenomeno costa al settore cifre enormi: solo negli Stati Uniti la stima supera i 100 milioni di dollari l’anno.
Indice
La top 10 degli oggetti più rubati

Le indagini più recenti sul tema, condotte nel 2025 e nel 2026 interpellando oltre un migliaio tra proprietari e addetti di strutture ricettive, restituiscono una classifica sorprendentemente stabile nel tempo. In testa ci sono sempre i tessili, facili da piegare e nascondere in valigia; a scendere compaiono oggetti sempre più ingombranti e sempre meno giustificabili.
| Posizione | Oggetto | Strutture che lo segnalano | Costo di ricambio indicativo |
|---|---|---|---|
| 1 | Asciugamani | Circa l’88% | Da 8 a 25 euro l’uno |
| 2 | Accappatoi | Circa il 66% | Da 40 a 90 euro |
| 3 | Grucce appendiabiti | Circa il 59% | Da 2 a 8 euro l’una |
| 4 | Cortesie bagno in formato grande | Circa il 50% | Da 5 a 20 euro |
| 5 | Coperte e plaid | Circa il 36% | Da 30 a 80 euro |
| 6 | Cuscini | Circa il 32% | Da 15 a 50 euro |
| 7 | Asciugacapelli | Circa il 27% | Da 25 a 60 euro |
| 8 | Penne e cancelleria | Circa il 22% | Pochi euro, ma a migliaia |
| 9 | Stoviglie, tazze e bicchieri | Circa il 14% | Da 3 a 15 euro al pezzo |
| 10 | Telecomandi | Circa il 12% | Da 10 a 30 euro |
Le percentuali indicano la quota di strutture che segnala sparizioni ricorrenti di quell’oggetto: numeri raccolti da sondaggi di settore internazionali, coerenti con quanto riportano da anni le grandi catene. Fuori classifica ma citatissimi: batterie dei telecomandi, lampadine, piumoni, Bibbie dei comodini e perfino i soffioni della doccia.
Souvenir o furto? Dove passa il confine
La psicologia del fenomeno è studiata da tempo: molti ospiti non si percepiscono affatto come ladri. L’asciugamano col logo diventa “un ricordo”, la penna “un omaggio”, la gruccia “tanto ne hanno mille”. Il ragionamento più diffuso è che il prezzo della camera copra tutto ciò che contiene. Non è così, e la distinzione è netta: le cortesie monouso (saponcini, cuffie doccia, ciabattine, penne) sono lì per essere consumate o portate via, mentre tutto ciò che è destinato a servire l’ospite successivo (tessili, apparecchi elettrici, stoviglie, dotazioni) resta di proprietà dell’hotel. La linea di confine fra ricordo e furto è più netta di quanto sembri: cosa si può portare via dall’hotel dipende dal fatto che l’oggetto sia un consumabile o una parte della dotazione.
Sottrarre le dotazioni è, tecnicamente, un illecito: l’hotel può addebitare il valore sulla carta lasciata a garanzia, come le condizioni di soggiorno quasi sempre prevedono, e nei casi più gravi sporgere denuncia. Il paradosso è che il fenomeno convive con quello opposto: le stesse camere da cui sparisce di tutto sono anche il regno degli oggetti dimenticati dagli ospiti, caricabatterie in testa.
Quanto costano i furti agli hotel
I numeri aggregati impressionano. Per il solo mercato statunitense le stime di settore parlano di circa 100 milioni di dollari l’anno di perdite dirette per oggetti sottratti dalle camere. Per una singola struttura italiana di medie dimensioni, 40-60 camere con buona occupazione, la voce “reintegri per ammanchi” vale indicativamente da 3.000 a 10.000 euro l’anno tra tessili, stoviglie e piccoli apparecchi elettrici, senza contare il tempo del personale per inventari e contestazioni.
C’è poi un costo nascosto: la scorta. Per ogni camera un hotel mantiene in media da 3 a 5 ricambi completi di biancheria in rotazione tra piano, lavanderia e magazzino; ogni sparizione accelera il ciclo di riacquisto e sposta i budget. Non stupisce che le grandi catene abbiano iniziato a pubblicare periodicamente le proprie classifiche degli oggetti spariti: raccontarlo con ironia si è rivelato più efficace di qualsiasi cartello minatorio.
I casi estremi: materassi, TV e opere d’arte
Se la penna sparisce nella distrazione, altri colpi richiedono premeditazione. Un sondaggio internazionale condotto tra albergatori del segmento lusso ha rivelato che una quota sorprendente di strutture di fascia alta ha subito il furto di materassi, portati via con nonchalance su carrelli o montacarichi di servizio, spesso durante la notte. Nella casistica documentata dalle catene compaiono anche televisori staccati dalle pareti, macchine da caffè in cialde, opere d’arte e specchi, tende con tanto di bastone, cuscini d’arredo a decine e, in un celebre aneddoto, perfino il pianoforte della lounge e un cinghiale impagliato.
Il segmento lusso è il più colpito per un motivo semplice: gli oggetti valgono di più e l’ospite disonesto confida nel fatto che una struttura elegante eviti scenate. Errore di calcolo: proprio i 5 stelle hanno i sistemi di inventario e videosorveglianza delle aree comuni più efficienti, e gli addebiti post partenza sono ormai prassi.
Come si difendono gli hotel
Gli albergatori hanno affinato negli anni un arsenale di contromisure, quasi tutte progettuali più che poliziesche. Le principali:
Le grucce antifurto, quelle con il gancio a spillo che si sgancia solo dal binario dell’armadio, funzionano davvero. Il prezzo è una piccola scomodità per l’ospite, che i modelli contract di buona fattura riducono parecchio: gli appendiabiti per hotel disegnati per il contract nascondono il sistema di sicurezza dentro la forma della gruccia, e nessuno se ne accorge finché non prova a portarsela via. Poi si fissa tutto il fissabile: TV con staffe di sicurezza, asciugacapelli a muro, casseforti imbullonate, specchi e quadri con attacchi nascosti, lampade ancorate al comodino.
Ai piani l’inventario digitale registra le dotazioni camera per camera durante il riassetto, così l’ammanco emerge mentre l’ospite è ancora in hall e non tre giorni dopo, quando contestare è inutile. Sul lato contrattuale servono condizioni di soggiorno che elenchino il prezzo delle dotazioni, una carta a garanzia e la contestazione immediata. La contromisura che rende di più, però, è commerciale: molte catene mettono in vendita cuscini, accappatoi e perfino i materassi, e se l’ospite si è affezionato al prodotto conviene venderglielo invece di perderlo.
La difesa più elegante resta il progetto: un arredo pensato per il contract prevede fin dal capitolato fissaggi, ricambi e finiture sostituibili. Scegliere fornitori che garantiscono negli anni ricambi e finiture coerenti significa poter reintegrare una gruccia, un pomello o un’anta identica anche a distanza di tempo, senza rifare la camera per un ammanco.
Cosa rischia chi ruba in hotel
Fuori dall’aneddotica, la faccenda ha risvolti concreti che l’albergatore conosce bene. Portare via dotazioni della camera integra un illecito che può essere perseguito, e prima ancora legittima l’hotel ad addebitare il valore del bene: la firma al check-in vincola l’ospite al regolamento e alle condizioni economiche esposte. Sul fronte opposto, gli obblighi dell’albergatore includono la responsabilità per le cose portate dall’ospite in albergo: il rapporto di custodia funziona nei due sensi, e proprio per questo gli hotel documentano con cura stato e dotazioni delle camere.
In pratica, la denuncia scatta di rado e quasi solo per i colpi grossi: per un accappatoio la prassi è l’addebito, per un materasso la questura. Ma la tracciabilità crescente delle prenotazioni ha reso il gioco rischioso: le catene condividono blacklist interne, e un addebito contestato con leggerezza può costare all’ospite molto più dell’oggetto. La regola d’oro resta quella di sempre: nel dubbio, si chiede alla reception. Molte dotazioni della camera hanno un prezzo di vendita ufficiale, e portarsi a casa il cuscino pagandolo è un finale migliore per tutti.
Domande frequenti
Quali sono i 10 oggetti più rubati in hotel?
Secondo le rilevazioni di settore più recenti: asciugamani, accappatoi, grucce, cortesie bagno in formato non monouso, coperte, cuscini, asciugacapelli, penne, stoviglie e telecomandi. In coda alla classifica compaiono anche batterie, lampadine e piumoni. Gli asciugamani dominano da anni: quasi 9 strutture su 10 li indicano come l’oggetto che sparisce più spesso.
Gli hotel denunciano i furti degli ospiti?
Raramente per i piccoli oggetti: la prassi è l’addebito del valore sulla carta lasciata a garanzia, previsto dalle condizioni di soggiorno. La denuncia scatta per i casi gravi, come materassi, televisori od opere d’arte, dove il valore giustifica l’azione legale. Molte catene usano inoltre inventari digitali ai piani e blacklist interne per gli ospiti recidivi.
Quanto costano i furti agli hotel ogni anno?
Per il solo mercato statunitense le stime di settore indicano circa 100 milioni di dollari l’anno di perdite dirette. Una struttura italiana di medie dimensioni mette a budget indicativamente da 3.000 a 10.000 euro l’anno di reintegri tra biancheria, stoviglie e piccoli apparecchi elettrici, oltre ai costi di gestione delle scorte e degli inventari.
Cosa rischia chi porta via oggetti dall’hotel?
Per gli oggetti di consumo non rischia nulla, sono compresi nel prezzo. Per dotazioni come accappatoi, teli o oggetti d’arredo l’hotel può addebitare l’importo sulla carta lasciata a garanzia, come previsto dai regolamenti interni accettati al check-in. Nei casi più gravi, come televisori o materassi, scatta la denuncia: è appropriazione a tutti gli effetti e le strutture oggi hanno telecamere ai piani e inventari digitali per camera.



