Le guide di Arredamento Hotel

Laccatura dei mobili per hotel: opaco, lucido, gloss

Pubblicato il 4 Settembre 2026

Un laccato opaco profondo, misurato intorno ai 5-8 GU a 60 gradi, trattiene le impronte più di un satinato a 25 GU. Sembra un controsenso e invece è microrugosità: le particelle di silice e le cere che spengono il riflesso creano una superficie porosa, il sebo della mano ci si deposita dentro e la cameriera lo toglie solo strofinando. Per le camere la fascia sensata sta fra 15 e 30 GU. Il lucido ha senso in poche posizioni precise, e va deciso sapendo che costa il doppio e non si ritocca.

Il gloss è un numero, e va scritto a capitolato

Camera d’hotel modello Zurigo, dettaglio della parete attrezzata

La misura si fa con un riflettometro secondo la ISO 2813, che è la stessa cosa della ASTM D523 per il settore americano. Lo strumento manda un fascio di luce sulla superficie a un angolo definito e legge quanta ne torna nella direzione speculare, prendendo come 100 GU un vetro nero levigato di riferimento. L’angolo standard è 60 gradi. Se il valore letto supera i 70 GU si rimisura a 20 gradi, perché lì la scala discrimina meglio, e se scende sotto i 10 si passa agli 85 gradi.

Le fasce commerciali non sono normate da nessuno, sono un accordo fra chi vende e chi compra. Questo significa che “opaco” scritto in un ordine non vuole dire niente finché non ci sono accanto un numero e una tolleranza. La formula corretta in un capitolato è del tipo: laccatura opaca 20 GU +/- 3, misurata a 60 gradi secondo ISO 2813.

FasciaGU a 60 gradiCome si legge il riflessoImpronte e aloniRitoccabile in cantiereUso tipico in hotel
Opaco profondo2-8nessun riflesso definitomolto visibilino, si lucida da sfregamentoboiserie in zone poco toccate
Opaco8-15alone di luce senza contornivisibilicon difficoltàtestiere, pannellature
Satinato15-35riflesso morbido, bordi sfumatipoco visibilisì, con sfumaturaante armadio, cassettiere, scrivanie
Semilucido40-70si legge il profilo della finestravisibilisolo su pezzo interodettagli, cornici, mobili firma
Lucido70-90immagine riflessa nettamolto visibilinobar, reception, pezzi scenografici
Lucido a specchiooltre 90immagine specularemolto visibilinopochissime posizioni, budget alto

Il gloss da solo non descrive tutto. Due superfici a 85 GU possono avere una nitidezza dell’immagine riflessa completamente diversa: quella che i verniciatori chiamano buccia d’arancia è velo e distorsione, e si misura con parametri separati come haze e nitidezza dell’immagine. Su un bancone lucido la differenza fra un lavoro buono e uno mediocre sta lì, non nel numero di gloss.

Perché l’opaco si lucida da solo

Gli opacizzanti creano micropunte sulla superficie che diffondono la luce. Lo sfregamento ripetuto, quello del panno in microfibra passato ogni giorno sullo stesso punto o della valigia trascinata sul frontale, arrotonda quelle punte. La zona diventa localmente più riflettente, si vede una macchia lucida sull’opaco, ed è irreversibile: lucidando si distruggerebbe la texture che genera l’opacità. In una camera i punti che si lucidano per primi sono il bordo dell’anta all’altezza della maniglia, il frontale del cassetto sotto il piano e lo spigolo del piano scrittura.

Chi ha un parco camere con laccature molto opache lo scopre al terzo anno, e a quel punto o convive con le zone lustre o rifà i frontali. Nelle strutture con alta rotazione la scelta ragionevole resta il satinato fra 20 e 30 GU, che perdona molto e si pulisce con detergente neutro senza lasciare tracce. La routine di manutenzione dei mobili andrebbe scritta insieme alla scelta del gloss, non dopo, perché sono la stessa decisione presa da due punti di vista.

Il ciclo: quante mani, quanti grammi

Un laccato poliuretanico pigmentato serio parte da un supporto in MDF, carteggiato e spolverato, e prevede da due a tre mani di fondo, ognuna intorno ai 100-200 grammi al metro quadrato, catalizzate in genere al 30%. Fra una mano e l’altra passano da cinquanta minuti a cinque ore secondo prodotto e temperatura, e prima di carteggiare servono almeno dodici ore. La carteggiatura intermedia si fa con abrasivi P320-P400, quella di preparazione alla finitura arriva a P500-P600. Poi due mani di finitura, 100-150 grammi ciascuna. Lo spessore del film secco di un ciclo opaco completo sta grosso modo fra 120 e 200 micron.

Il lucido a specchio è un altro mestiere. Si lavora a spessore, spesso in poliestere, con sei-otto mani, si arriva a 300-400 micron di film, poi si carteggia a secco o a umido passando per P800, P1000, P1500, P2000 fino a P3000, e infine si lucida con pasta abrasiva di taglio e pasta lucidante. La carteggiatura e la lucidatura da sole valgono metà del costo di verniciatura del pezzo. Questo è il motivo per cui la stessa anta laccata lucida costa il doppio dell’opaca, e per cui i tempi di produzione degli arredi si allungano di due o tre settimane quando il progetto prevede lucidi.

Il tipo di prodotto che entra nel ciclo cambia il risultato a distanza di anni. I poliuretanici aromatici sono i più diffusi e sui bianchi virano al crema nel giro di qualche anno, soprattutto dove batte il sole; gli acrilici tengono il bianco molto meglio ed è per questo che si usano sui colori chiari e sui legni sbiancati. Le vernici UV, polimerizzate a lampada, hanno praticamente zero solventi e una durezza superficiale che nessun altro ciclo raggiunge, ma vogliono superfici piane e quindi si applicano su pannelli, non su pezzi sagomati. Chi cerca finiture antigraffio su piani e frontali sta cercando quasi sempre una di queste.

Il colore: RAL, NCS e il numero che manca

Il RAL Classic conta 216 colori, il RAL Design ne conta 1.825, la scala NCS circa 1.950. Un codice NCS come S 1002-Y50R si legge così: S indica la collezione standard, 10 è la percentuale di nerezza, 02 la cromaticità, Y50R la tonalità a metà strada fra giallo e rosso. È un sistema che descrive il colore percepito, mentre il RAL è un catalogo di campioni fisici, e i due non si convertono l’uno nell’altro senza uno scarto.

Il punto che genera contenziosi è un altro: lo stesso RAL su metallo verniciato a polvere e su MDF laccato non è lo stesso colore. Cambiano leganti, pigmenti, spessore del film e soprattutto il gloss, e lo scarto misurato sta spesso fra 1 e 3 di Delta E. Sotto 1 la differenza è impercettibile, intorno a 2,3 è la soglia in cui un occhio allenato inizia a notarla, sopra 3 la vede chiunque anche senza affiancare i pezzi. Quando in una camera convivono maniglie in metallo verniciato e ante laccate dello stesso codice, il rischio è tutto lì, e si gestisce accettando che i due componenti vengano approvati insieme sotto la stessa luce. Le schede tecniche delle finiture devono riportare codice colore, sistema di riferimento, gloss e tolleranza in Delta E, altrimenti descrivono metà del problema.

Il metamerismo completa il quadro: due campioni identici sotto la luce diurna possono divergere sotto le lampade calde della camera. Il controllo si fa in cabina luce con illuminanti standard, di norma D65 per la luce diurna, A per l’incandescenza e TL84 per il fluorescente commerciale, e il verdetto si dà sotto la luce che l’ospite avrà davvero.

Provini e lotti

Un provino ha valore solo se ha lo stesso supporto, lo stesso ciclo, lo stesso gloss e possibilmente lo stesso lotto di vernice del pezzo finito. Un campione laccato su multistrato non descrive come verrà la stessa laccatura su MDF, perché l’assorbimento del fondo cambia. La dimensione minima utile è 30×30 cm, meglio 40×60: sotto i 20 cm l’occhio non valuta correttamente né la scala del colore né il riflesso, ed è il motivo per cui i colori chiari approvati su campioni piccoli sembrano sempre più intensi una volta montati. Nella camera campione il laccato va guardato con le tende aperte e con le sole luci artificiali, in due momenti diversi della giornata.

Fra un lotto e l’altro qualcosa si sposta sempre: cambia il lotto di pigmento, la temperatura in cabina, l’usura degli ugelli, lo spessore applicato. Sui colori coprenti chiari uno spessore inferiore vira verso il fondo. Una tolleranza ragionevole da scrivere nel capitolato arredi è Delta E entro 1 all’interno dello stesso lotto ed entro 2 fra lotti diversi, con l’obbligo di verniciare in un’unica campagna tutti i pezzi che staranno nella stessa stanza. Un’anta e il suo fianco devono venire dallo stesso giro di cabina. La cabina, per inciso, lavora bene fra 19 e 24 gradi con umidità relativa fra 40 e 60%: sopra il 70% il film condensa, compaiono velature e crateri, e l’adesione ne risente.

Sull’adesione esiste una prova semplice che chiunque può chiedere: la quadrettatura secondo ISO 2409, dove si incide un reticolo e si applica un nastro. La classificazione va da 0 a 5 e lo 0 è il migliore, con bordi netti e nessun distacco. Un laccato per contract deve stare a 0 o al massimo a 1.

Dove il lucido ha senso e dove no

Nei bagni il vapore e i prodotti per capelli aggrediscono il film più che in camera, e sui frontali dei mobili da bagno un satinato resiste meglio alle passate quotidiane rispetto a un opaco profondo. Sulle testiere invece l’opaco funziona bene, perché nessuno le tocca e la luce radente delle applique le premia. Un lucido in camera lo consiglierei solo su un elemento isolato e alto, fuori dalla portata delle valigie.

Resta la sicurezza. Dal 2022 il quadro italiano per la reazione al fuoco degli arredi fa riferimento alle euroclassi della EN 13501-1, con le vecchie classi ancora presenti nei documenti più datati. Un laccato su MDF standard resta in classe D, mentre con supporto ignifugo e vernice intumescente si può salire fino a B-s1,d0. La classificazione vale per il pacchetto testato, cioè quel supporto con quello spessore e quel ciclo: cambiare il colore non invalida nulla, cambiare il numero di mani sì. Chi prepara la documentazione antincendio degli arredi deve farsi consegnare il rapporto di prova che descrive esattamente il ciclo applicato.

Sui costi indicativi 2026, una laccatura opaca su misura viaggia fra 45 e 60 euro al metro quadrato di superficie verniciata, il lucido fra 80 e 110, con punte superiori sul lucido a specchio di grande formato. Sull’anta finita il laccato opaco pesa un 15-25% in più di un nobilitato di pari livello. La differenza si recupera quando il mobile va ritoccato invece che sostituito, e succede solo se il gloss è stato scelto pensando a chi passerà il panno ogni mattina.

Domande frequenti

Quale grado di gloss conviene in una camera d’albergo?

Fra 15 e 30 GU misurati a 60 gradi. È la fascia che nasconde meglio impronte e micrograffi, si pulisce con detergente neutro e resta ritoccabile a spruzzo in caso di danno. Sotto i 10 GU la superficie tende a lucidarsi nei punti di sfregamento, sopra i 50 mostra ogni alone.

Perché il bianco delle ante è diventato giallo dopo tre anni?

Perché il ciclo era poliuretanico aromatico, che ingiallisce per effetto della luce e dell’ossidazione, in modo più marcato dove batte il sole. Sugli infissi esposti la differenza fra un’anta aperta e una chiusa diventa evidente. Sui bianchi conviene chiedere in partenza un ciclo acrilico o alifatico.

Si può ritoccare un mobile laccato direttamente in hotel?

Su un satinato sì, con sfumatura a spruzzo e mascheratura, e il risultato regge se l’operatore è capace. Su un lucido no: il riflesso speculare richiede spessore, planarità e lucidatura dell’intera superficie, e l’overspray lascia sempre un bordo velato. Su un lucido danneggiato si sostituisce o si rifà il pezzo intero.

Cosa deve contenere l’ordine per evitare contestazioni sul colore?

Codice colore con il sistema di riferimento, grado di gloss con tolleranza e angolo di misura, tipo di ciclo, supporto, e la clausola che i pezzi destinati allo stesso ambiente vengano verniciati nello stesso lotto. Utile anche indicare la tolleranza colore in Delta E e l’illuminante di riferimento per la verifica.

Il laccato resiste meglio o peggio del nobilitato ai graffi?

Peggio, se si parla di graffio superficiale: un nobilitato ha una superficie melaminica molto dura, mentre un film di vernice si segna più facilmente. Il laccato però si ripara, il nobilitato no, e su un orizzonte di dieci anni in una struttura con manutenzione ordinaria questo ribalta il confronto.

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