In quota il legno lavora. Con il riscaldamento acceso e l’aria esterna a meno dieci, l’umidità relativa dentro una camera scende sotto il 30 per cento e un pannello di abete non stagionato correttamente si ritira di due o tre millimetri per metro in una sola stagione. Per questo negli alberghi di Cortina, dell’Ampezzano e delle valli intorno lavoriamo solo con legname essiccato all’8 o 9 per cento e con giunti che accettano il movimento, e montiamo con squadre nostre nelle due finestre in cui gli alberghi sono chiusi.
Due chiusure brevi, e nient’altro
La montagna dolomitica ha due stagioni piene. L’inverno da inizio dicembre a dopo Pasqua, l’estate da metà giugno a metà settembre, con settembre ormai forte quanto luglio. Restano due intervalli: aprile inoltrato con maggio, e ottobre con la prima metà di novembre. Sono sei o sette settimane per volta, non di più, e in mezzo ci passano tutte le manutenzioni.
Questo obbliga a spezzare gli interventi grandi in due tranche, per esempio le camere in primavera e le aree comuni in autunno, oppure a lavorare su un’ala per volta. Nel primo caso la campionatura va congelata per l’intero anno, perché a distanza di sei mesi lo stesso rovere spazzolato con la stessa finitura può arrivare con una tonalità diversa se cambia il lotto di legname: teniamo un campione fisico di riferimento e lo confrontiamo prima dell’avvio di ogni tranche.
Sul calendario: per montare in aprile, il progetto esecutivo va firmato a novembre e i campioni approvati entro dicembre, perché fra Natale e l’Epifania non si decide nulla. Per montare in ottobre si firma a maggio. In entrambi i casi si parla di otto o dieci settimane di realizzazione più due o tre di montaggio, e i tempi di produzione degli arredi vanno letti aggiungendo il trasporto in quota, che in stagione avversa può costare una settimana.
Il legno vero, e cosa succede se si sbaglia essenza
Chi paga una camera a Cortina si aspetta legno che si tocca e si sente. Il cirmolo profuma e resta la scelta preferita per le testate e per le boiserie delle camere, ma è tenero e si segna: sui piani di lavoro e sui bordi soggetti a urto va sostituito con larice o rovere. L’abete vecchio di recupero, quello dei tabià smontati, ha un aspetto che nessuna finitura riproduce, però va selezionato tavola per tavola e sabbiato, e il prezzo al metro quadrato può essere il triplo del nuovo. Il larice scurisce con la luce: se una camera ha una parete esposta a sud e le altre no, dopo due anni la differenza si vede.
Le finiture che reggono meglio in quota sono a olio o a cera dura, che si ravvivano localmente senza rifare l’intero pezzo. Le vernici filmanti lucide si graffiano con gli scarponi e le ghette, e in un ambiente dove la gente entra in camera con l’attrezzatura da sci si vedono subito. Sui pavimenti e sugli zoccoli, dove passano scarponi e sci, mettiamo profili in metallo o in legno duro alti almeno otto centimetri.
Sulle strutture più isolate, dai rifugi in quota agli alberghi di valle raggiungibili solo d’estate, valgono anche i vincoli di trasporto e i limiti sui carichi che governano il modo di arredare in montagna.
Regole locali sull’aspetto degli edifici
Nei comuni dolomitici i regolamenti edilizi entrano nel dettaglio: tipo di manto di copertura, colore degli infissi, materiali delle facciate, forma dei poggioli, insegne. Quello che si vede da fuori va concordato, e questo tocca l’arredo ogni volta che si interviene su terrazze, dehors, portici di ingresso o schermature. Le pergole e le vetrate di chiusura dei dehors richiedono pratica, mentre gli arredi mobili no. Impostare il dehors con elementi rimovibili e riscaldamento non fisso spesso permette di aprire per la stagione senza attendere autorizzazioni lunghe.
Dopo i Giochi invernali il livello medio delle strutture ampezzane si è alzato, e con esso le aspettative del cliente: camere più grandi ricavate accorpando, bagni con doppio lavabo, zone spa ampliate. Chi rinnova adesso si confronta con quel riferimento, non con quello di cinque anni fa.
Lavorazioni ricorrenti negli alberghi di montagna
Rivestimenti a doghe con giunto aperto
Doghe in cirmolo o abete con fuga da 4 millimetri, montate su listellatura ventilata. La fuga assorbe il ritiro invernale e la parete non si apre nei giunti.
Testate con nicchie luce integrate
Nicchia da 25 centimetri di profondità con illuminazione calda a 2700 kelvin, prese e ripiano. Sostituisce il comodino nelle camere strette.
Armadiature con vano attrezzatura
Colonna separata con ripiano grigliato per scarponi, presa per l’asciugascarponi e appenderia per abbigliamento tecnico bagnato, ventilata verso l’alto.
Arredi per spa e zone relax
Panche e lettini in legno termotrattato, mobili tecnici con ferramenta inox, superfici che reggono vapore, cloro e oli essenziali.
Stube e sale da pranzo
Boiserie a riquadri, panche perimetrali con contenitore, tavoli in massello con piano da 40 millimetri e gambe rientrate.
Logistica di quota e montaggio
Un autoarticolato non arriva a Cortina in inverno con la stessa facilità con cui arriva a Belluno. Programmiamo la consegna con motrici sotto le 12 tonnellate, catene a bordo da novembre ad aprile, e uno scarico coperto perché il legno non può prendere neve. Dove il piazzale non c’è, si scarica in una piazzola a valle e si sale con mezzi piccoli, due o tre viaggi al giorno.
Le squadre restano in loco per l’intero cantiere, alloggiate in zona: fare la spola quotidianamente su strade di montagna significa perdere due ore al giorno per uomo. Portiamo con noi il materiale di consumo e i ricambi delle ferramenta, perché la ferramenta più vicina in alcune valli è a quaranta minuti.
Il collaudo lo facciamo con la struttura ancora chiusa e riscaldata da almeno tre giorni, così i pezzi sono già assestati nelle condizioni in cui staranno in stagione. La checklist di riapertura prevede una settimana di margine prima dei primi arrivi, che in dicembre è la differenza fra aprire con tutte le chiavi vendibili e aprire con quattro camere fuori uso. Per un’ipotesi di calendario e di costo basta la planimetria con il numero di chiavi, e da lì prepariamo il preventivo; per le proprietà che gestiscono anche strutture in città l’impostazione è la stessa che seguiamo a Verona e a Torino.
Domande frequenti
Il cirmolo va bene per tutta la camera?
Per testate, boiserie e frontali sì, per piani di lavoro e bordi esposti no: è tenero e si ammacca. La combinazione che dura è cirmolo a vista e rovere o larice dove si appoggiano valigie, borse e attrezzatura.
Perché il legno si apre dopo il primo inverno?
Perché è stato montato con umidità sbagliata o senza giochi di dilatazione. Con legname essiccato all’8 o 9 per cento, fughe aperte fra le doghe e montaggio in ambiente già riscaldato, il fenomeno non si presenta.
Quanto dura un intervento su venticinque camere?
Nelle sei settimane della chiusura primaverile ci sta, se il materiale è tutto in cantiere il primo giorno. Con opere murarie o rifacimento dei bagni si divide in due tranche, primavera e autunno.
Serve un vano dedicato all’attrezzatura da sci in camera?
Nelle strutture di fascia alta sì, almeno una colonna ventilata con presa. Chi non ce l’ha si ritrova scarponi bagnati sul parquet e clienti che chiedono un deposito che spesso è già pieno.
Fate anche le aree spa e i dehors?
Sì. Sono le due parti che negli ultimi anni hanno assorbito la quota maggiore degli investimenti in quota, e sono anche quelle con più vincoli, sui materiali per la spa e sulle autorizzazioni per il dehors.
