A Torino il su misura serve quasi sempre per convivere con qualcosa che c’era prima: una boiserie in noce, una gola di stucco, un parquet a spina originale che nessuno vuole perdere. Nelle camere ricavate dai piani nobili degli edifici ottocenteschi lavoriamo con altezze che vanno dai 3,80 ai 4,60 metri e con pavimenti su cui non si può forare. Progettiamo l’arredo su quelle preesistenze, lo realizziamo con una filiera di manifatture italiane selezionate e lo montiamo con squadre nostre.
Cosa trova un progettista dentro un palazzo umbertino
Il piano nobile ha stanze grandi, spesso da 30 o 40 metri quadrati, che diventano due camere o una suite. Le porte sono a doppia anta, alte anche tre metri, con stipiti in legno modanato: aprono verso l’interno e mangiano un settore di parete che non si può usare per l’armadio. Le finestre hanno scuri a libro che si ripiegano nella spalletta, quindi davanti alla finestra non si mette nulla di alto, mai. I camini in marmo restano al loro posto perché sono la ragione per cui l’ospite ha scelto quella camera, e vanno trattati come elemento d’arredo, non come ostacolo: un tavolino, una seduta, una lampada, e il fronte libero.
Il parquet a spina ungherese è il vincolo più sottovalutato. Non ammette fissaggi a terra, si muove con l’umidità di due o tre millimetri per stagione e segna sotto qualsiasi piede metallico. Usiamo basi con piedini regolabili in materiale plastico e feltri sostituibili, e nelle testate a tutta parete lasciamo un giunto di dilatazione di 5 millimetri fra zoccolo e pavimento.
Poi ci sono gli stucchi. Una gola perimetrale scende dal soffitto per 25 o 30 centimetri: qualunque elemento verticale che finisce contro quella gola risulta storto. Si chiude prima, a 240 o 250 di altezza, con un cielino o una cornice piatta che non tocca la modanatura originale. È la stessa logica con cui affrontiamo le camere dalla geometria irregolare, dove il pezzo su misura serve a rimettere in squadra la percezione, non la muratura.
Il su misura che dialoga con una boiserie esistente
Quando in camera c’è già un rivestimento storico, i nuovi arredi possono seguire due strade. La prima è la continuità: si riprende il passo dei riquadri, l’altezza della fascia, il tono del legno, e il mobile nuovo sembra fatto allora. Richiede un rilievo dettagliato delle modanature, campionature di tinta su legno vero e non su cartella, e almeno due passaggi di verifica in cantiere. La seconda è il contrasto netto: laccatura opaca in un colore pieno, metallo satinato, imbottito monocromo, con un distacco visibile di due o tre centimetri dal pannello antico. Funziona meglio nei boutique hotel dove si vuole una lettura contemporanea e costa meno della copia filologica.
Quello che non funziona è la via di mezzo, cioè il mobile nuovo che imita il vecchio ma con essenza e lucentezza leggermente diverse. In camera lo si nota subito, con la luce radente della sera.
Lavorazioni ricorrenti nelle riqualificazioni torinesi
Fondali letto a tutta parete
Struttura in pannello da 20 millimetri con inserti in ottone o rovere, altezza 220 o 240, staccata dalla gola di stucco. Porta luci, prese e comodini a sbalzo senza toccare il pavimento storico.
Cabine armadio dietro il letto
Nelle stanze profonde si ricava una quinta a 90 centimetri dal fondale e si guadagna una cabina di servizio con appenderia doppia, valigiera e specchio interno.
Restauro e integrazione di serramenti interni
Su scuri e persiane interne originali interveniamo con pulitura, sostituzione delle ferramenta e verniciatura in tono con la nuova palette. Rifarli da zero costa quasi il doppio e si perde la ferramenta d’epoca.
Reception in edifici con androne monumentale
Banco in due o tre corpi, spesso arretrato per lasciare libera la prospettiva dell’androne, con retro operativo chiuso e stampante nascosta.
Arredo per sale meeting nelle ex sale di rappresentanza
Tavoli in essenza scura con top da 25 millimetri e gambe rientrate di 20 centimetri, in modo che l’ospite seduto in testata non trovi la gamba fra le ginocchia.
Rilievo, accessi e montaggio
Gli stabili torinesi hanno cortili larghi e androni carrabili, quindi lo scarico è meno complicato che in altre città storiche. Il collo di bottiglia è l’ascensore: molte cabine in ferro battuto sono d’epoca, misurano 80 per 100 centimetri e in diversi casi non possono essere usate per il materiale da cantiere. Si sale dalla scala, e la scala umbertina ha una rampa comoda ma un pianerottolo con raggio stretto, dove un pannello da 240 centimetri passa solo se lo si inclina. Rileviamo questi passaggi con il metro laser prima di disegnare, come parte del sopralluogo tecnico, e fissiamo il limite di ingombro per tutti i pezzi.
Nel centro il carico e scarico si concentra nelle prime ore del mattino per via delle limitazioni al traffico. Prevediamo una consegna al giorno per lotto, con verifica dei colli a bordo mezzo, così un pezzo danneggiato viene rimandato indietro subito invece di occupare un corridoio per una settimana.
Quando programmare i lavori, in città e in valle
In città le finestre buone sono due. Agosto, quando Torino si svuota e anche gli hotel congressuali scendono sotto il 40 per cento. E la seconda metà di gennaio, prima che ripartano i flussi business. Da fine aprile a giugno il calendario è occupato dagli eventi grandi, incluso il salone dell’editoria, e novembre è mese di fiere e appuntamenti sportivi al coperto: sono le settimane in cui una camera ferma costa il triplo.
Molte proprietà torinesi gestiscono anche strutture in Val di Susa o in alta Valle. Lì il calendario è rovesciato: si lavora fra maggio e giugno o fra ottobre e la prima settimana di dicembre, prima che apra la stagione sciistica. Chi ha entrambe le cose può usare la stessa campionatura per i due cantieri, con l’accortezza di adattare essenze e imbottiti al clima di quota, come indicano i criteri per arredare in montagna e come facciamo per le strutture di Cortina e delle Dolomiti.
Dalla prima ipotesi di layout al collaudo seguiamo tutto con un solo referente, campionature comprese. Per impostare tempi e cifre bastano una planimetria e il numero di chiavi da rifare, e si può richiedere il preventivo anche solo per un piano pilota.
Domande frequenti
Si può montare un fondale letto senza forare la boiserie originale?
Sì. Si costruisce una controparete leggera appoggiata a pavimento e vincolata in alto con staffe che si fissano nei giunti fra i pannelli, dove il legno è già lavorato. Nessun foro sui riquadri a vista.
Il parquet storico si può recuperare o va sostituito?
Nella maggior parte dei casi si recupera. Se lo spessore residuo dell’usura supera i 4 millimetri si può lamare e rifinire a olio. Sotto quella soglia si integra a tavolette, recuperando il legno dalle zone che finiranno sotto gli armadi.
Quanto dura in media una riqualificazione di venti camere?
Dalla firma del progetto esecutivo, circa cinque mesi: sei o sette settimane fra rilievi, disegni e approvazione campioni, otto o dieci di realizzazione, due o tre di montaggio e collaudo per lotti.
Lavorate anche sulle strutture di montagna delle valli torinesi?
Sì, con lo stesso referente. Cambiano i materiali, il trattamento del legno e la finestra di cantiere, che in quota si chiude a inizio dicembre e non si riapre prima di aprile.
