Arredamento Hotel a Roma: Mobili per Alberghi su misura

Arredamento Hotel a Roma: Mobili per Alberghi su misura

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A Roma la settimana vuota non arriva mai. Fra pellegrinaggi, congressi, ponti e stagione lunga, le strutture del centro chiudono camere solo quando le rifanno, e allora il lavoro si organizza a lotti da due o tre chiavi per volta, con riconsegna ogni cinque giorni lavorativi. Progettiamo arredo su misura per alberghi romani, lo realizziamo coordinando una filiera di manifatture italiane selezionate e lo montiamo con squadre nostre mentre l’ospite continua a dormire al piano di sopra.

Si rinnova due camere alla volta, non un piano intero

Il modello che funziona qui è quello del lotto corto. Si sceglie una coppia di camere adiacenti, possibilmente sullo stesso lato del corridoio, si smonta il lunedì mattina dopo il check-out delle dieci e si riconsegna il venerdì pomeriggio, pronte per la vendita del sabato. In cinque giorni entrano smontaggio e smaltimento, ritocco di tinteggiatura, montaggio dell’arredo, collegamenti elettrici, pulizia e collaudo. Il ritmo regge se il materiale delle camere successive è già a piano terra, diviso per stanza e etichettato, perché a Roma il deposito di cantiere quasi non esiste: gli spazi comuni sono piccoli e servono agli ospiti.

Con quattro lotti al mese una struttura da 40 chiavi si rifà in dieci mesi senza perdere una notte di vendita. Le regole di convivenza sono quelle che applichiamo sempre nel montaggio a struttura aperta: trapano e avvitatore solo fra le dieci e le sedici, materiale che sale prima delle otto, imballi che scendono a fine turno, corridoio protetto con teli e passerelle, ascensore ospiti mai usato dal cantiere.

Il mobile si disegna sul percorso, non sulla stanza

Dentro un palazzo romano il progetto nasce da una serie di quote che con la camera non c’entrano niente. Il portone carraio, spesso alto 2,20 sotto l’arco. L’androne che si restringe a 2,60 e non permette a un furgone lungo di svoltare nel cortile. L’ascensore aggiunto negli anni Cinquanta nel vano scala, con cabina da 90 per 110 e porta a battente da 65 centimetri netti, che è il vero collo di bottiglia. La rampa a pozzo con pianerottolo da 110, dove un pannello lungo più di 190 non gira.

Queste misure le rileviamo prima di disegnare e le scriviamo nel capitolato come quota massima di passaggio, insieme al peso per collo. Da lì discende tutto: armadi divisi in due semicorpi da 45 centimetri che si uniscono in camera, top sezionati con giunto in battuta nascosto sotto un elemento, testate imbottite in moduli da 60 o 90, reti a doghe in due pezzi con traversa centrale. Montare in opera costa fra il dieci e il quindici per cento in più di manodopera rispetto a consegnare pezzi finiti, ed è una voce che va messa a preventivo dall’inizio invece di comparire al primo carico. Il rilievo delle misure fatto in loco qui vale quanto il disegno, e nelle strutture con più tipologie di camera lo mettiamo a sistema nel capitolato con il computo metrico.

Le lavorazioni ricorrenti nelle strutture romane

Armadi in semicorpi assemblati in camera

Due moduli da 45 o 50 centimetri uniti con spine e tiranti, cappello e zoccolo separati, coprifili sagomati sul rilievo per chiudere i fuori piombo della muratura. Fronte a filo anche quando la nicchia ha tre centimetri di differenza fra alto e basso.

Testate modulari con giunto a filo

Pannelli imbottiti larghi 60 o 90, alti da 140 a 200, uniti sul posto con profilo maschio e femmina. Il giunto cade nella cucitura del rivestimento e a camera finita non si legge.

Bagni ricavati in ex ripostigli

Larghezze fuori standard fra 105 e 135 centimetri. Lavabo da 50 o 55 su base sospesa con schiena aperta, piatto doccia su misura, porta scorrevole esterna quando il battente non ha spazio di rotazione.

Banchi reception in moduli da 120

Tre o quattro elementi assemblati in loco, piano operatore a 75 e fronte cliente a 110, basamento arretrato per liberare la punta dei piedi. Passano dall’androne senza smontare la bussola d’ingresso.

Pareti attrezzate per camere lunghe e strette

Le camere ricavate dividendo un salone hanno spesso proporzioni da corridoio, 250 per 480. Un unico fronte attrezzato sul lato lungo raccoglie tv, minibar, scrittoio e portavaligie e lascia libero il passaggio verso la finestra.

Case per ferie e strutture religiose

Roma ha un segmento ricettivo che altrove quasi non esiste: case per ferie, istituti e foresterie che ospitano gruppi in pellegrinaggio e che negli ultimi anni si sono alzate di livello per competere con gli alberghi. I numeri di questo lavoro sono diversi. Le camere sono molte e tutte uguali, spesso da due letti singoli separabili, i corridoi sono lunghi e il budget per chiave sta sotto quello di un tre stelle del centro. Conviene puntare su pochi elementi ripetuti centinaia di volte, con spessori generosi sui bordi e ferramenta sovradimensionata, perché il ricambio è continuo e il carrello delle pulizie passa contro gli angoli tutti i giorni.

Chi in questo passaggio vuole salire di categoria si trova davanti una lista di requisiti tecnici precisi, e la maggior parte di quelli che riguardano l’arredo sono già elencati fra i requisiti di un hotel a quattro stelle: dimensione dell’appenderia, cassaforte, minibar, illuminazione da lettura per posto letto, poltroncina.

L’anno giubilare ha allungato tutte le code

Il flusso di lavori legato al Giubileo ha saturato calendari che di solito respiravano. Le manifatture italiane hanno slot di produzione prenotati con mesi di anticipo, e chi arriva tardi non paga di più: semplicemente slitta. Fra approvazione dei campioni e arrivo in cantiere passano oggi dalle dieci alle quattordici settimane per l’arredo su misura, contro le otto o dieci di un anno normale, e sui tessuti importati si arriva anche a sedici. La scaletta completa dei tempi di produzione serve soprattutto per capire quali decisioni bloccano tutto il resto: essenza e finitura del legno, colore delle laccature, tessuto degli imbottiti. Congelate quelle tre, il resto si recupera.

Centro storico e Termini: due economie diverse

Fra il Pantheon e piazza di Spagna le tariffe sostengono investimenti che altrove non tornerebbero, e una camera rifatta con arredo su misura, senza opere murarie, si colloca fra gli 8.000 e i 14.000 euro a chiave. Nelle strutture familiari fra Esquilino e Termini lo stesso lavoro deve stare fra i 4.500 e i 7.000, e ci si arriva riducendo il numero di finiture, replicando lo stesso disegno su tutte le chiavi e concentrando la spesa dove l’ospite tocca con le mani, cioè letto, testata, piano di lavoro e mobile lavabo. Chi ha una data e una planimetria può chiedere un preventivo e partire dal sopralluogo.

Domande frequenti

Quante camere riuscite a rifare in un mese senza chiudere?

Otto o dieci in una struttura con un ascensore di servizio disponibile, quattro o sei se l’unico ascensore è quello degli ospiti. Il limite non è la squadra di montaggio ma lo spazio dove appoggiare il materiale in arrivo e gli imballi in uscita.

L’ascensore è piccolissimo e la scala è a chiocciola. È un problema?

È un vincolo di disegno, non un ostacolo. Misuriamo cabina, porta netta, pianerottolo e raggio della scala al sopralluogo, poi progettiamo ogni pezzo perché passi da lì e si assembli in camera. Il costo si sposta sulla manodopera in opera, non sul mobile.

Serve un’autorizzazione per rifare l’arredo in un palazzo vincolato?

Per l’arredo mobile no. Serve per opere fisse, ancoraggi a murature tutelate, modifiche impiantistiche e controsoffitti. Impostare il progetto come arredo autoportante e reversibile evita la pratica e fa risparmiare mesi.

Riuscite a rispettare una data legata a un evento?

Sì, se la data arriva prima della campionatura. Con i tempi attuali, per consegnare a marzo bisogna avere campioni approvati entro novembre. Teniamo una settimana di margine fra fine montaggio e prima vendita, e quel margine non lo bruciamo mai in anticipo.

Fate anche gli spazi comuni e le sale colazione?

Sì. Reception, hall, sale colazione, aree lounge e sale riunioni. Nelle strutture romane la sala colazione è spesso interrata o voltata, quindi si lavora con arredi bassi, sedute impilabili e buffet su ruote frenate che liberano la sala nel resto della giornata.

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