Quasi tutte le camere che arrediamo a Firenze stanno dentro un palazzo che ha almeno tre secoli. Vuol dire pareti fuori piombo di due o tre centimetri ogni metro di altezza, soffitti dipinti o a cassettoni dove non si può fare un foro, e piante in cui non esiste un angolo retto. Rileviamo la singola stanza, disegniamo l’arredo su quelle misure e lo montiamo con squadre nostre, anche mentre l’albergo continua a ricevere ospiti.
Il palazzo vincolato detta le regole del progetto
Quando l’immobile è tutelato, la prima domanda non è come sarà il mobile ma come starà in piedi. Nella maggior parte delle camere fiorentine non possiamo ancorare a parete: intonaci storici, tinte a calce, decori a fresco riemersi durante il restauro. Progettiamo allora elementi autoportanti, con zavorra alla base o controventatura interna, e fissaggi limitati a punti già forati in interventi precedenti. Le testate diventano pannelli appoggiati e vincolati al giroletto invece che alla muratura. Gli armadi si chiudono su se stessi con un fianco strutturale, senza dipendere dal muro per la squadratura.
La seconda regola riguarda la reversibilità. Tutto quello che installiamo deve poter essere rimosso senza lasciare tracce, e questo cambia il modo di portare i cavi: canaline dentro lo spessore della testata, prese e USB integrate nel comodino invece che sotto traccia, corpi illuminanti alimentati dal mobile e non dal soffitto. Nelle camere con volte affrescate l’illuminazione notturna esce quasi sempre dalla boiserie, a un’altezza di 190 centimetri, con luce indiretta verso l’alto.
Sulle finiture la Soprintendenza guarda soprattutto toni e lucentezze: laccature brillanti e metalli specchianti creano discussioni, mentre noce e rovere spazzolati, ottone satinato e vernici opache passano quasi sempre. I campioni fisici vanno presentati insieme alla pratica, non dopo.
Camere alte cinque metri: il problema è la proporzione
In un salone nobile diviso in due camere ci si ritrova con stanze da 16 metri quadrati e 4,80 di altezza. Un letto standard, in quel volume, sembra abbandonato. Il rimedio non è alzare il mobile fino al soffitto, cosa che quasi mai è consentita e comunque risulta pesante, ma costruire una fascia di lettura a metà parete: testata da 150 a 170 centimetri di altezza, boiserie o tessuto teso fino a 220, poi la parete lasciata libera fino alla cornice. Sopra quella quota l’occhio legge l’architettura, sotto legge l’arredo.
Le divisioni interne dei saloni portano un secondo problema: le finestre tagliate a metà dalla nuova parete. Il rilievo deve prevedere una spalletta cieca e un mobile che nasconda l’anomalia, altrimenti la camera resta con quella stonatura per vent’anni. Lavorare su camere dalla pianta irregolare qui è la norma, non l’eccezione.
Le lavorazioni che ci chiedono più spesso in centro
Testate e pareti tessili
Pannelli imbottiti in moduli da 60 o 90 centimetri, altezza da 140 a 200, rivestiti in velluto, lino pesante o pelle. La modularità serve a passare dalle scale: un pannello unico da 220 non entra in una chiocciola settecentesca.
Armadiature in nicchia
Le nicchie fiorentine hanno spesso 3 o 4 centimetri di differenza fra la larghezza in alto e quella in basso. Realizziamo il corpo su misura più stretto e chiudiamo con coprifili sagomati sul rilievo laser, così il fronte resta a piombo anche se il vano non lo è.
Mobili lavabo per bagni ricavati
Nei palazzi il bagno nasce dove si è potuto portare lo scarico, quindi con larghezze fuori standard. Top in quarzo o gres da 12 o 20 millimetri, basi sospese con schiena aperta per passare sopra le tubazioni esistenti.
Reception in ambienti con volte
Banchi in tre o quattro moduli assemblati sul posto, altezza 110 con piano operatore a 75, spesso arretrati rispetto alla volta per non toccare gli spiccati.
Sale colazione sotto le volte a botte
Tavoli con basamento centrale, sedute impilabili solo dove serve, buffet su ruote frenate perché la sala di sera diventa altro.
Consegnare e montare dentro la ZTL
Un bilico da 13,60 metri in via dei Servi non entra, e non ci prova nessuno. Lavoriamo con un deposito di transito fuori dal centro, dove l’arredo arriva completo, viene verificato pezzo per pezzo e poi entra in città su furgoni sotto le 3,5 tonnellate, in navette da otto o dieci pezzi, nelle fasce di carico e scarico autorizzate. I permessi vanno richiesti con giorni di anticipo e vanno intestati alla targa: cambiare mezzo all’ultimo momento significa saltare la giornata.
Al sopralluogo misuriamo il percorso prima della camera. Larghezza del portone, luce netta della porta dell’ascensore, altezza del pianerottolo, raggio della scala, ogni gradino sporgente. Se l’ascensore ha una cabina da 90 per 120 centimetri, tutto il progetto si sviluppa su elementi che stanno in quel volume. È una verifica che facciamo insieme al rilievo delle misure e che si porta dietro decisioni di disegno, non solo di logistica.
Quando aprire il cantiere in una città senza bassa stagione
Firenze lavora dodici mesi. Le occupazioni scendono davvero solo dal 7 gennaio a metà febbraio e in una parte di novembre, e sono quelle le due finestre in cui conviene fermare camere. Fuori da lì si procede per lotti: quattro o sei camere per volta, con il piano interessato isolato da pareti mobili e ascensore di servizio dedicato al cantiere. Il montaggio a struttura aperta qui funziona se si accetta una regola semplice, cioè che le lavorazioni rumorose stiano dentro la finestra 10-16.
Per arrivare pronti a gennaio la firma del progetto esecutivo deve stare entro settembre. Fra approvazione dei campioni, produzione dei mobili su misura e trasporto passano in genere dalle otto alle dodici settimane, e nei mesi in cui le manifatture chiudono per le ferie il conto si allunga. La sequenza completa dei tempi di produzione è la stessa che usiamo per programmare le consegne a Roma, dove i vincoli sui palazzi sono simili.
Per le riconversioni in boutique hotel, che in centro sono la quota maggiore dei lavori, seguiamo tutto dal layout al collaudo con un solo referente. Se avete una data di apertura si parte da quella: chiedeteci un preventivo con planimetria e numero di chiavi.
Domande frequenti
Serve un’autorizzazione per cambiare gli arredi in un palazzo vincolato a Firenze?
Per il solo arredo mobile no. Serve invece per opere fisse, controsoffitti, boiserie ancorate, modifiche agli impianti e alle aperture. Nel dubbio conviene impostare il progetto come arredo autoportante e reversibile: si evita la pratica e si guadagnano mesi.
Come fate entrare i mobili se la scala è stretta e non c’è ascensore?
Progettando i pezzi smontabili fin dall’inizio. Testate in moduli da 60 o 90 centimetri, armadi in fianchi separati assemblati in camera, top tagliati in due con giunto in battuta. Il limite di passaggio lo fissiamo al sopralluogo e diventa un vincolo di disegno.
Quanto tempo resta chiusa una camera?
Per un rifacimento completo di arredo, senza opere murarie, da tre a cinque giorni lavorativi a camera se si procede a gruppi. Con rifacimento del bagno si sale a tre o quattro settimane per lotto.
Lavorate anche su singole camere o solo su piani interi?
Anche su singole camere. Molte strutture del centro rinnovano sei o otto chiavi all’anno, mantenendo lo stesso disegno per far convergere piano dopo piano tutta la struttura verso un’immagine unica.
Riuscite a rispettare una data di apertura fissata?
Sì, se la data arriva prima della firma dei campioni e non dopo. Fissiamo il collaudo una settimana prima dell’apertura e teniamo quel margine per gli imprevisti, che in centro storico sono quasi sempre di accesso, non di produzione.
